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Terrorismo, arrestato 15enne tunisino a Trieste: cresce l’allarme in Europa

uomo con fucile

La magistratura ha disposto il trasferimento in un istituto penale minorile di un ragazzo tunisino di 15 anni, ritenuto coinvolto in attività connesse al terrorismo internazionale.

L’operazione è stata eseguita dalla Digos di Trieste dopo il via libera del giudice per le indagini preliminari del tribunale dei minori di Venezia, su richiesta della procura distrettuale. Il giovane era già stato monitorato nei mesi scorsi. Nell’ottobre precedente era stato inserito in una comunità educativa come misura preventiva, ma il 23 marzo 2026 il tribunale veneziano aveva deciso di revocare quel provvedimento, valutando ridimensionato il rischio di estremismo. Secondo gli investigatori, però, la situazione sarebbe precipitata nel giro di poche settimane.

L’inchiesta, sviluppata dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione insieme ai servizi di intelligence e agli specialisti dell’antiterrorismo, avrebbe documentato un progressivo avvicinamento del ragazzo agli ambienti jihadisti presenti sul web. Gli accertamenti avrebbero individuato account social utilizzati per seguire propaganda riconducibile allo Stato Islamico e contenuti estremisti diffusi online.

Un fenomeno in crescita in Europa

Il caso si inserisce in un fenomeno che negli ultimi anni sta allarmando le autorità di tutta Europa: la radicalizzazione di adolescenti e minori attraverso internet. Secondo diversi rapporti delle agenzie di sicurezza europee, l’età media dei soggetti coinvolti in inchieste per terrorismo si è abbassata progressivamente, con un numero crescente di giovanissimi attratti dalla propaganda jihadista. Negli ultimi due anni Francia, Germania,Belgio, Austria e Regno Unito hanno registrato numerosi episodi legati a teenager fermati prima di possibili attentati.

In molti casi si trattava di ragazzi tra i 14 e i 18 anni radicalizzati quasi esclusivamente online, senza rapporti diretti con organizzazioni terroristiche strutturate. Gli investigatori parlano ormai apertamente di “radicalizzazione digitale”, favorita da social network, piattaforme di messaggistica criptata, videogiochi online e canali propagandistici facilmente accessibili anche ai minori.

In Francia diversi adolescenti sono stati arrestati con l’accusa di pianificare attacchi contro obiettivi pubblici e simbolici, mentre in Germania le autorità hanno più volte lanciato l’allarme sulla crescita di giovani simpatizzanti dell’Isis attivi su Telegram e TikTok. Anche nel Regno Unito i servizi di sicurezza hanno confermato che una parte sempre più consistente delle segnalazioni al programma antiterrorismo “Prevent” riguarda minori. Secondo il Global Terrorism Index 2026, quasi la metà delle persone coinvolte in indagini per terrorismo in Europa occidentale e Nord America appartiene alla fascia under 20. Un dato che conferma come le organizzazioni estremiste abbiano modificato le proprie strategie di reclutamento puntando su soggetti molto giovani, spesso fragili, isolati o facilmente manipolabili. Anche in Italia negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di adolescenti coinvolti in percorsi di radicalizzazione.

La radicalizzazione corre sul web

Nel 2025 la Polizia di Stato ha eseguito numerose perquisizioni nei confronti di ragazzi tra i 13 e i 17 anni sospettati di frequentare ambienti estremisti. In diverse inchieste gli investigatori hanno sequestrato materiale propagandistico dell’Isis, video di esecuzioni, manuali per la costruzione di ordigni e conversazioni nelle quali venivano esaltati attentati terroristici. Gli esperti sottolineano come la radicalizzazione contemporanea sia profondamente diversa rispetto a quella emersa dopo l’11 settembre o durante l’espansione territoriale dello Stato Islamico in Siria e Iraq.

terrorista
terrorista – newsmondo.it

Oggi molti giovani non frequentano reti clandestine o ambienti religiosi radicali: il processo avviene soprattutto davanti a uno schermo, consumando per ore contenuti violenti e propaganda estremista. Le autorità europee temono in particolare il fenomeno dei cosiddetti “lupi solitari”, adolescenti senza collegamenti operativi diretti ma potenzialmente capaci di passare rapidamente dalla propaganda all’azione.

Nel fascicolo aperto dalla procura sarebbero inoltre presenti messaggi definiti dagli investigatori particolarmente allarmanti. Il quindicenne avrebbe espresso disponibilità a compiere azioni violente, mostrando interesse per armi e attacchi terroristici. Secondo gli inquirenti, anche durante il periodo trascorso nelle comunità di accoglienza il giovane non avrebbe mai realmente preso le distanze dalle posizioni estremiste. Gli operatori avrebbero segnalato atteggiamenti incompatibili con un reale percorso di integrazione e recupero. Elementi che hanno portato la magistratura minorile a disporre nuovamente una misura restrittiva.

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ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2026 17:50

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